Oggi, Trieste, Claudio Magris

Pubblicato poco fa su Facebook e ripubblicato qui a futura memoria.

Ci sono incontri casuali che cambiano la vita. Ma ci sono anche incontri programmati che vale la pena raccontare. Oggi per me è c’è stato un incontro di questi ultimi. Qualche tempo fa ero ad Amsterdam, e i colleghi di italianistica mi avvisano, molto carinamente come sempre, che sta per arrivare Claudio Magris, un occasione della traduzione in neerlandese (fatta da una bravissima collega) del romanzo del nostro, Non luogo a procedere. Ho così l’occasione di incontrare Claudio Magris di persona. Dico di persona perché gli autori di letteratura importanti in un certo senso li incontri già leggendo le loro opere. Soprattutto in un’epoca in cui non c’erano social a darti l’illusione di conoscere davvero persone che non hai mai incontrato, di cui non hai mai sentito la voce dal vivo. Ma sto divagando. Scusate. Lo so. Un post troppo lungo. Perderò lettori. Amen.

Mi presento al collega e mi chiede se sono un italianista, supposizione ragionevole, visto che ero con i colleghi di italianistica. Dico collega perché Magris è professore di germanistica all’Università di Trieste (non so se ha il titolo di professore emerito, e avrei dovuto scrivere ‘è stato’, ma questo è un dettaglio che possiamo trascurare). Gli dico che ad Amsterdam mi occupo di esperanto, con un po’ di timore, perché non sai mai la reazione dei colleghi, in genere dicono qualcosa di superficialmente sbagliatissimo e non so mai se tacere e lasciar correre, o garbatamente dire qualcosa di informativo. No, Magris mi dice che c’erano piani di tradurre in esperanto Danubio, il suo capolavoro, già negli anni Ottanta — per la cronaca, c’è una menzione laterale dell’esperanto come metafora, perché definisce la traduzione un esperantosamizdat. Poi il progetto si era perso via, indistinto, portato via dal fiume del tempo.

Poco dopo un amico esperantista, traduttore professionista, cita Magris in un post su Facebook, per caso. In una discussione che ne segue su Magris e l’esperanto (tipico tema di un discorso feisbuccaro esperantista: esperanto e X) dico che mi piacerebbe molto far tradurre Non luogo a procedere, il suo ultimo, difficile, romanzo, perché è una sfida traduttiva importante e ha un messaggio molto interessante per il pubblico esperantofono. Non posso farlo io perché so cosa vuol dire in termini di tempo e impegno. Ci metto la mia faccia accademica con una breve prefazione per spiegare come mai mi caccio nei guai da solo (da un punto di vista del calcolo accademico, questa faticaccia vale zero virgola, quindi se fossi utilitarista avrei dovuto lasciar perdere).

Mi risponde l’amico Carlo Minnaja: la traduzione la faccio io, tu la rivedi e ti occupi del resto. L’obiettivo era avere il volume durante il congresso italiano di esperanto a Trieste, e avevo promesso all’autore di dargli personalmente la sua copia in mano. Oggi ho mantenuto la promessa. Grazie anche e soprattutto a Carlo, che potete vedere nella foto.

Sul mio blog di scrittore ho appena pubblicato una traduzione di servizio della mia presentazione dell’edizione in esperanto del romanzo.

( Per chi non sapesse chi è Claudio Magris: uno scrittore triestino, in lingua italiana, di rilevanza mondiale, nel senso di Weltliteratur. Leggetevi Wikipedia. Anche Carlo Minnaja è un personaggio rilevante nella cultura italiana, oltre che in quella esperanto. C’è una pagina di Wikipedia a lui dedicata, per gli interessati. )

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